Ieri sera Jacopo con i suoi giochini di parole e calcolo è riuscito a convincermi che il sonno sarebbe stato più che soddisfacente; fatto sta che alle 5 di mattina inizia a suonare la sua sveglia. “A quest'ora vorrà andare a funghi” penso... invece mi ritrovo vestito, imbardato, lustrato e pettinato per una nuova giornata lavorativa... mi ci ritrovo per modo di dire, dato che effettivamente il mio risveglio si è compiuto a pieno solo all'arrivo a destinazione (ero convinto di scendere dal letto, invece stavo scendendo dalla macchina, nonostante il palinsesto Hard Rock gentilmente offerto da Jacopo, che alle 5 di mattina ha il suo perchè)... e potete immaginare il mio stupore quando, convinto di sfregarmi gli occhi e vedere il soffitto della camera, mi sono trovato davanti ad una gigantesca centrale abbandonata, contornata di montagne verdi e cascate a non finire nel bel mezzo di una città fantasma!
Il mio entusiasmo è tale che mi fiondo subito dentro (con telecamera, annessi e connessi), scavalco il cancello e passo attraverso le vecchie finestre ormai chiuse da del semplice fil di ferro. L'idea di sentirmi un piccolo ladro di immagini entrato in un luogo inviolato e inviolabile viene meno, quando scopriamo che alcuni saloni abbandonati vengono utilizzati dai 2 o 3 contadini rimasti nella città fantasma, per poterci parcheggiare i trattori. Stranamente la cosa invece di tranquillizzarci ci spaventa ulteriormente: con un poliziotto che ti obbliga ad uscire da una centrale in disuso ci si può ragionare; con un contadino che ti trova vicino al suo trattore a far “chissacchè” invece no (vaglielo a spiegare che stiamo facendo un documentario sulle centrali idroelettriche...)
Decidiamo allora di muoverci lontano da quei saloni, riprendendo tutto il possibile, persino il secondo piano (dopo un'ardua avventura con delle scale potenzialmente pericolanti). Insomma, tra una panoramicata e uno zoom stranamente ci viene fame (tanto per cambiare), così, soddisfatti del materiale catturato, decidiamo di correre alla Pro loco di Capo di Ponte sia per informazioni riguardanti il Lago D'Aviolo, sia perchè li accanto c'è una pasticceria niente male. Preso tutto ciò che ci serve da entrambi i luoghi, facciamo una sosta al Musil, dove ci omaggiano di una cartina topografica che ci sarà molto utile per l'impresa che abbiamo compiuto oggi pomeriggio.
Il grande capo Jacopo mi rassicura dicendomi che si tratta di una passeggiata di un paio di km per raggiungere il lago; “Tranquillo, c'è il sentiero” mi dice... “Che ci vuole, abbiamo fatto di peggio!” così, dopo le ultime parole famose ci ritroviamo a percorrere un percorso di una pendenza spaventosa, attraversando gradini di legno e roccia sconnessa alti 40 cm, passando in mezzo a cascate e fiumi con 30 kg di attrezzatura in groppa... una capra tibetana ci ha chiesto una mano su un tratto particolarmente scosceso. Dopo 3 ore di lamentele (senza considerare che siamo stati convinti di essere arrivati per 5 volte lungo il percorso), sudore, fatica, pianti e fiatoni, arriviamo a destinazione: e devo dire che ne è valsa la pena!
Attraversato il rifugio, ci troviamo davanti ad un'immagine meravigliosa: un enorme lago di un blu trasparente stupendo, completamente circondato da prati e alberi, posava ai piedi di una catena montuosa completamente innevata; dalla vetta delle montagne fuoriuscivano delle cascate talmente alte e spumose, che sembravano immobili, finte. Contemplato il meraviglioso paesaggio, provo a trovare un buon punto in cui posizionare la macchina, ma i vani tentativi di riuscire a fare alcune panoramiche minimamente decenti, ci fa pensare che forse la salita ci ha leggermente sfiancati. Perciò dopo una breve pennichella preceduta da un leggero pranzetto a base di polenta, salsiccia e formaggio fuso, iniziamo a lavorare passeggiando lungo il perimetro del lago, armati di telecamera e cavalletto, ed a ogni inquadratura sono sempre più convinto di doverci portare Francesca in questo piccolo angolo di paradiso. A lavoro finito, sfogo tutte le mie frustrazioni su Jacopo facendomi beffe di lui dopo averlo battuto in un torneo di bocce (come minimo, dopo la sfacchinata che mi ha fatto fare, avrei dovuto lasciarlo li senza le scarpe).
Tornati a valle carichi come muli, Jacopo è riuscito a farsi perdonare (fortunatamente per lui) offrendomi una birra gelata. Forse mi vendicherò domani.








Mi trovo di nuovo a pubblicare i pizzini di Enrico, oggi ne avevo la macchina piena.
RispondiElimina