Paradossalmente la levata di oggi è stata più tranquilla di quella di ieri (nonostante il dolce risveglio che mi ha regalato Jacopo tirandomi in testa custodia per occhiali). Stranamente mi alzo con un lieve istinto omicida nei suoi confronti, ma ormai ha capito bene come prendermi, infatti mi dice subito “oggi facciamo colazione con calma, con caffè, latte, brioches e cereali”... subito mi calmo e son felice.
Ristabilita l'armonia della convivenza mi dice “oggi porta gli stivali impermeabili che ci serviranno...”. Da quando siam partiti non mi ha mai detto perchè avrei dovuto portarmi dietro gli stivali, e il fatto che lui non se li stia portando mi rende ancora più sospettoso. Carichiamo tutto e saliamo in macchina. Prima tappa: Centrale Idroelettrica di Temù.
La cosa più strana di questa centrale, è il fatto che assomigli ad una cascina abbandonata (non considerando l'immensa distesa di tralicci elettrici nel retro, e il continuo “BZZZZZZ” che si sente); infatti tra un'inquadratura e l'altra sembra di girare una scena de “La casa dalle finestre che ridono”.
Dopo un po' di riprese, decidiamo che abbiamo abbastanza materiale (decisione ponderata soprattutto dopo aver fatto l'inventario di tutte le ortiche della zona con i polpacci, tanto che sembravamo due Tank), e raggiungiamo così la macchina pronti a dirigerci verso un torrente in cima alla montagna. Arrivati a destinazione il Grande Capo Jacopo mi dice “mettiti gli stivali”. Mentre li indosso mi si accende una spia luminosa nel cervello che mi dice “occhio... attento... non ti ha detto il perchè degli stivali.... e quando Jacopo non ti dice il perchè delle cose C'E' SEMPRE LA MAGAGNA DIETRO” ma sono troppo preso dalle meraviglie che ci offre la zona: una serie di torrenti nel bel mezzo di un bosco, formavano una serie di contorte diramazioni, che si facevano strada in ogni luogo, colavano dalle radici degli alberi, passavano attraverso cunicoli sotterranei, riapparivano fuoriuscendo da una roccia, si diramavano per poi riunirsi in tutte combinazioni possibili.
Da qui inizio a capire il perchè degli stivali. I miei sospetti sono fondati dalla voce di Jacopo che mi dice “Prendi la telecamera e risali tutti i fiumi a piedi, ed ogni volta che vedi una cateratta, o una cascatella, o qualcosa di veramente bello, tu riprendila!” e così feci, tra una scivolata e un'imprecazione sono riuscito a risalire e riprendere tutti i ruscelli, tant'è che non mi accorgo di essermi perso Jacopo. Per un attimo ho pensato che mi volesse abbandonare come Hansel e Gretel (il mio unico pensiero corre subito alle merendine che avevo lasciato in macchina, e che non avrei più rivisto). Così mi appresto a raggiungere di corsa la macchina, quando incontro Jacopo nascosto dietro un cespuglio, intento a fotografarmi come un guardone che spia le coppiette in macchina, che mi dice “serve a documentare”; mi rilasso: le merendine son salve.
Raggiungiamo Edolo, e dopo uno dei nostri soliti pranzetti leggeri a base di bucatini all'amatriciana, stico di maiale e patate, raggiungiamo il centro del paese. Dal ponte si intravede il letto del fiume completamente piastrellato nel quale l'acqua scorre a gran velocità. “Se mi dice di scendere li con gli stivali gli spacco la telecamera in testa” penso, ma fortunatamente vuole solo una panoramica veloce per documentare il notevole aumento di velocità del fiume in un letto di ceramica.
A causa di un forte acquazzone, decidiamo di tornare alla base, finendo precocemente la nostra giornata lavorativa.
Ora che scrivo però mi chiedo: ma se la giornata di oggi è finita così presto, perchè mi trovo ancora sveglio a mezzanotte e mezza a scrivere su un blog?
Enrico




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